Sembra pan brioche ma è più leggero (senza latticini). Si prepara miscelando due farine e intrecciando tre o più filoncini, ed è buono da solo come farcito. Scopri qui come farlo!
L’hai visto su Instagram, probabilmente lo hai salvato su Pinterest, e magari ti è venuta voglia di provarlo quando, cercando idee per un brunch dolce e speciale, ti sei imbattuto in quelle trecce dorate, lucide, coperte di semi. Il suo nome è hallot – o challah, a seconda delle traslitterazioni – ed è molto più di un semplice pane intrecciato. È una preparazione ricca di significato, con una storia lunga, spirituale e affascinante, che negli ultimi anni ha conquistato le cucine di mezzo mondo.
Il termine hallot (in ebraico חַלּוֹת) è il plurale di challah, e indica un pane simbolico della tradizione ebraica, protagonista della tavola del Sabato ebraico (Shabbat) e di tutte le principali festività religiose del calendario semitico, come Rosh Hashanah o Pesach. Si tratta di un pane ricco nella forma ma semplice negli ingredienti, che si distingue per la sua intrecciatura scenografica, la superficie dorata e i semi decorativi, e per l’assenza di latticini, essendo pensato per accompagnare piatti di carne nei pasti kosher.
📜 La storia del pane hallot
Il pane hallot affonda le sue radici nei testi sacri e nella cultura del popolo ebraico, e nasce con una funzione ben precisa: celebrare lo Shabbat, il giorno di riposo che va dal tramonto del venerdì al tramonto del sabato. Durante questo momento sacro, sulla tavola devono esserci due pani hallot intrecciati, che simboleggiano la doppia porzione di manna che Dio concesse agli Ebrei durante l’esodo nel deserto.
Anticamente, una piccola porzione di impasto veniva staccata prima della cottura e destinata come offerta al sacerdote (un rito chiamato hafrashat challah), segno di ringraziamento e benedizione. È per questo che, ancora oggi, molti che preparano hallot in casa osservano questa piccola cerimonia spirituale.
Nonostante la sua origine religiosa, nel tempo il pane hallot è diventato un alimento identitario ma anche conviviale, preparato da famiglie ebraiche in tutto il mondo e reinterpretato da chiunque ami impastare, intrecciare e sfornare qualcosa di caldo e profumato la mattina.
🍞 Hallot oggi: dai rituali sacri alla tavola del brunch
Nella mia cucina, il pane hallot è diventato una presenza fissa nei fine settimana. Lo preparo il venerdì sera, seguendo l’antico rituale, ma lo servo il sabato mattina a colazione, tagliato a fette, generosamente imburrato e coperto di confetture. Qualche volta lo accompagno a ricotta e miele o lo uso per fare delle spettacolari french toast da brunch. È una coccola perfetta, che profuma di casa e abbraccia idealmente le mie due metà culturali: l’Italia e Israele.
La sua consistenza ricorda un pan brioche ma senza latticini: niente burro, niente latte. Solo olio di semi di girasole, che lo rende leggero, profumato e adatto a chi segue una dieta senza lattosio. La sua superficie, spennellata con rosso d’uovo e cosparsa di semi di sesamo o papavero, gli dona una crosta lucida, dorata e fragrante.
🌍 Un successo anche fuori dai confini religiosi
Oggi, il pane hallot è molto più di un pane da Shabbat: è diventato un trend globale. Lo si trova nei mercatini artigianali, nei panifici specializzati e soprattutto nei feed di food blogger e creator che ne hanno fatto una piccola opera d’arte da intrecciare, fotografare e postare. Parte del merito va alla sua estetica: l’intreccio a 3, 4 o addirittura 6 capi è ipnotico, elegante, magnetico.
Ma c’è di più. Il pane hallot ha conquistato anche il mondo del brunch perché risponde a tutte le esigenze di chi ama una colazione lunga, lenta e speciale: è soffice, leggermente dolce, versatile e si conserva bene per giorni, avvolto nella pellicola o in un canovaccio. Tagliato a fette, tostato o semplicemente servito con burro salato e marmellata di albicocche, è un modo originale per elevare la tavola del weekend.
🧠 Hallot e altri pani intrecciati nel mondo
La ricetta dell’hallot presenta affinità sorprendenti con altri pani della tradizione europea, a partire dal kalach russo e dal colac romeno, fino allo tsoureki greco, dolce pasquale soffice e intrecciato, arricchito da aromi come mahlepi o mastica. Questi pani, pur senza legami con il giudaismo, condividono la stessa forma simbolica dell’intreccio e la stessa volontà di celebrare la comunità, la festa e la ritualità domestica.
La versione classica dell’hallot prevede l’uso di sei cordoni di impasto intrecciati, un’impresa per veri appassionati di panificazione. Nella mia cucina, per semplicità e comodità, preparo due trecce da 3 capi ciascuna. Il risultato è comunque bello da vedere e soddisfacente da realizzare, anche per chi è alle prime armi.
👩🍳 Perché (e quando) fare il pane hallot
Fare il pane hallot a casa non è difficile, ma richiede cura e qualche ora a disposizione: è per questo che è il compagno ideale del fine settimana, quando possiamo permetterci tempi più lenti e dedicare spazio alla cucina che profuma e rilassa.
Ecco 3 buoni motivi per farlo questo weekend:
È un gesto di cura: intrecciare l’impasto, vederlo crescere, profumarlo di semi… è quasi meditativo.
Si conserva benissimo: avvolto nella pellicola resta morbido per 3 giorni, perfetto per colazioni e spuntini.
Fa scena: una treccia hallot al centro del tavolo rende speciale anche un brunch informale.
Si chiama anche “Challah”, o più comunemente Saturday bread, l’hallot, ed è un pane tipico della cucina ebraica, intrecciato e consumato il sabato a pranzo per commemorare lo Shabbat e preparato in occasione delle principali festività semite (tenendone da parte un po’ come offerta al sacerdote, secondo tradizione).
A casa mia questa treccia panciuta diventa più prosaicamente un pane da colazione, da imburrare in maniera generosa e spalmare di confetture, per un brunch dai contorni italo-israeliti!
Lontano parente del kalach russo e del colac rumeno, così come dello tsoureki greco (pur senza alcuna associazione con il giudaismo), l’hallot ha tutta l’aria di un pan brioche, ma non contiene burro né latte, soltanto olio di semi di girasole! La sua superficie dorata è resa tale dalla spennellata di un rosso d’uovo, cui spesso si aggiunge una spolverata di semi di papavero o sesamo per esaltare ulteriormente il sapore finale. Si tratta di un pane che, nonostante la sua semplicità e i pochi ingredienti richiesti, riesce a distinguersi per il suo gusto delicato e per la sua leggerezza.
Nelle ricette più antiche, ogni pagnotta di hallot era intrecciata con sei filoncini di pasta sovrapposti, una tecnica che richiede molta abilità e pazienza. Tuttavia, in casa possiamo tranquillamente accontentarci di realizzarlo con tre filoncini intrecciati, come ho fatto io, ottenendo comunque un ottimo risultato visivo e gustativo.
Preparare questo pane a casa non è solo un’esperienza gratificante, ma anche sorprendente per la freschezza che mantiene: avvolto nella pellicola, rimane morbido per giorni, senza perdere la sua consistenza soffice e il suo sapore inconfondibile.
Pronto a portare in tavola la tua treccia di Hallot, da gustare dalla colazione al pranzo magari accompagnato da una buona tazza di caffè o tè nero? La canzone consigliata per rendere l’esperienza ancora più speciale è questa: Faraway Look – Yola

Hallot: la ricetta del pane (ebraico) del sabato
Accessori
- 1 ciotola piccola (per attivare il lievito)
- 1 ciotola grande (per l’impasto)
- 1 ciotola media (per emulsionare uovo e olio)
- 1 Frusta a mano o forchetta
- 1 Spatola o cucchiaio di legno
- 1 pellicola trasparente
- 1 Canovaccio pulito
- 1 teglia da forno
- 1 Carta da fornoPennello da cucina (per spennellare l’uovo)
- Coltello o bilancia (per dividere l’impasto)
Ingredienti
- 500 gr di farina 0
- mezzo panetto di lievito di birra fresco circa 12,5 gr
- 1 uovo intero + 1 uovo per lucidare
- 100 gr di acqua tiepida
- 5 cucchiai di zucchero
- 40 gr di olio di semi di girasole o di arachide
- un cucchiaino sale
Istruzioni
- In una piccola ciotola metti un dito d’acqua tiepida e sbriciola il lievito con un cucchiaino di zucchero, lasciando riposare per 10 minuti.
- In una ciotola grande setaccia la farina con 4 cucchiai di zucchero e 1 cucchiaino di sale.
- In un’altra ciotola sbatti l’uovo con l’olio di semi e uniscilo alla farina, amalgamando il tutto.
- Aggiungi al composto ottenuto il lievito sciolto e la restante acqua (aggiungendone altra, eventualmente, per ottenere un impasto elastico e non appiccicoso).
- Copri con la pellicola in una ciotola e lascia riposare per un paio d’ore.
- Dividi l’impasto in 6 filoncini lunghi circa 40 cm (e di 2 cm di diametro), intrecciandone 3 per ogni pagnotta.
- Posizionale su una teglia rivestita di carta forno, lascia lievitare un’altra mezz’ora (coprendo le pagnotte on un canovaccio) quindi spennella con uovo sbattuto, spolverizza di semi di sesamo o di papavero e cuoci (nel forno già caldo) a 180° per 30 minuti.
Note
- Farina consigliata: usa una farina forte (tipo 0 oppure una Manitoba o W330) per ottenere un impasto elastico e ben lievitato.
- Zucchero o miele: puoi usare l’uno o l’altro per dolcificare l’impasto, in base al gusto personale. Il miele dona una nota più rotonda e un colore più dorato.
- Seconda lievitazione: non saltarla! È fondamentale per rendere la hallot soffice e leggera.
- Spennellatura: spennella con uovo sbattuto per ottenere una crosta lucida e dorata. Se preferisci una finitura più opaca, usa solo il tuorlo con un goccio di latte.
- Varianti: puoi aggiungere uvetta, semi di papavero o di sesamo, oppure aromatizzare l’impasto con un pizzico di cannella o scorza d’arancia.
- Conservazione: si conserva bene per 2–3 giorni in un sacchetto di carta o plastica per alimenti. Puoi anche congelarla già cotta e affettata.
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