Khachapuri: la ricetta del pane georgiano con uovo e feta

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10 Ottobre 2025
Tutto sul Khachapuri, il pane georgiano più famoso al mondo: storia, curiosità, varianti regionali e consigli per gustarlo al meglio, anche sulla tua tavola da brunch!

Il Khachapuri è una di quelle ricette che non si dimenticano facilmente. Basta guardarlo: un impasto di pane dorato, soffice e fragrante, che abbraccia un cuore di formaggio fuso e un uovo al centro, cremoso come un’alba sul Mar Nero. È l’orgoglio della Georgia, il suo biglietto da visita gastronomico, e oggi è arrivato a conquistare anche i tavoli del brunch occidentale, dove il suo mix di carboidrati e proteine fa innamorare chiunque ami un comfort food autentico e un po’ teatrale. Io l’ho assaggiato per la prima volta in terra bolognese, dall’ottimo Pane Georgiano di Via Serlio, e ho subito voluto riprodurlo a casa (amante come sono dei lievitati, della feta e delle uova!).

Ma cos’è esattamente il Khachapuri, da dove viene e perché gode di tanta popolarità sui social? Sediamoci, versiamo un caffè (o un bicchiere di vino, in rispetto della tradizione caucasica), e partiamo per questo viaggio!

Dietro a questo nome difficile da pronunciare — kha-cha-pu-ri – si nasconde una storia tanto antica quanto gustosa. Il termine deriva dalle parole georgiane khacho (formaggio fresco) e puri (pane). Già nel Medioevo, il Khachapuri era presente nelle feste religiose e nei pranzi familiari delle comunità georgiane: un pane farcito, simbolo di abbondanza, condiviso nei momenti di gioia.

Ogni regione della Georgia ne custodisce una propria versione, come fosse un dialetto culinario. A Tbilisi, la capitale, prevale una forma tonda e gonfia, farcita con formaggi locali come sulguni e imeruli. Ma la versione più iconica, quella che ha conquistato Instagram e i brunch di mezzo mondo, è l’Adjaruli Khachapuri: una barca di pane ripiena di formaggio, burro e un uovo crudo che viene mescolato al momento, con un gesto che è puro godimento per gli occhi.

La sua forma “a barca” non è casuale. Proviene dalla regione dell’Ajaria, affacciata sul Mar Nero, e richiama le navi dei pescatori che portavano a riva il frutto del loro lavoro. Il tuorlo d’uovo, con la sua forma tonda e il suo colore caldo, rappresenterebbe il sole, mentre il formaggio è il mare ed il pane l’imbarcazione: una piccola cosmologia commestibile!

E’ così popolare in Georgia, IL Khachapuri, che il SUO prezzo medio è stato persino utilizzato per valutare il costo della vita: il cosiddetto Khachapuri Index. Come un curioso parallelo al “Big Mac Index” economico, in Georgia si confrontano i prezzi del Khachapuri per capire quanto costa vivere in una città rispetto a un’altra. Insomma, è molto più che una ricetta: è un simbolo nazionale, un’unità di misura culinaria ma anche economica.

Oggi, complici i social e la globalizzazione (anche) gastronomica, il Khachapuri è diventato un piatto cosmopolita: si trova nelle bakery di Brooklyn, nei bistrot di Berlino, nei caffè di Parigi e, sempre più spesso, nei brunch-caffè italiani, dove ha trovato terreno fertile. È perfetto per le mattine lente e affamate, quando si vuole qualcosa che unisca la morbidezza di un pane fatto in casa al piacere del formaggio fuso. È un comfort food che mette d’accordo tutti, anche chi non ha mai sentito parlare della Georgia.

Ma quando si mangia il Khachapuri in patria? La risposta è semplice: praticamente sempre. È un piatto quotidiano tanto quanto celebrativo. Lo si trova nelle taverne, nei chioschi di strada, nei menu delle feste e persino durante il National Khachapuri Day, che viene celebrato ogni anno il 27 febbraio. Un giorno dedicato interamente a questa meraviglia di carboidrati e proteine, in cui le città si riempiono di profumo di pane e formaggio, e i forni lavorano a pieno ritmo.

Nei periodi di quaresima, la tradizione religiosa georgiana prevede varianti “magre” di questo piatto, senza uova e latticini, spesso ripiene di verdure o patate. Il che dimostra quanto il Khachapuri sia un piatto vivo, capace di adattarsi ai rituali e ai tempi.

E non mancano le usanze familiari: nelle campagne, ad esempio, si prepara la domenica mattina, per la colazione lenta che anticipa il pranzo in famiglia — un’abitudine che ricorda molto lo spirito del brunch all’inglese. Non a caso, molte cucine contemporanee lo hanno adottato proprio come piatto da brunch, accanto a pancake, uova e avocado toast.

Oggi come ieri, il Khachapuri si serve caldo, appena sfornato, con il tuorlo ancora lucido e “colante”. Il modo corretto per mangiarlo non prevede coltello e forchetta: si spezza, teoricamente, la crosta con le mani, la si immerge nel formaggio fuso e si mescola tutto insieme al tuorlo, fino a ottenere una crema setosa e dorata. Ogni boccone è un viaggio di consistenze!

E in una tavola da brunch il Khachapuri si presta bene anche ad abbinamenti più occidentale, come una spremuta fresca (per contrastare la ricchezza del formaggio), un caffè lungo o un tè nero forte (per bilanciare la burrosità) ma anche un bicchiere di vino bianco georgiano, come il Tsinandali.

Puoi servirlo anche in mini-versioni, tipo “barchette da brunch”: più piccole ma altrettanto scenografiche. E, dettaglio non trascurabile, si può preparare in anticipo. L’impasto può riposare in frigo per una notte, pronto da stendere la mattina successiva. Si conserva cotto per un giorno a temperatura ambiente, meglio se coperto da un panno pulito, oppure fino a tre giorni in frigo, avvolto in pellicola. Per ridargli vita, basterà scaldarlo in forno a 160°C per 10 minuti: tornerà fragrante come appena sfornato.

Il Khachapuri è anche un ottimo esempio di come un piatto tradizionale possa diventare internazionale senza perdere anima. La sua forza è nella semplicità: pochi ingredienti, un impasto morbido e una farcitura che sa di casa. È un invito a rallentare, a impastare con le mani, ad attendere la lievitazione, e a sedersi poi davanti al forno come davanti a un camino.

E anche se il brunch moderno tende verso l’avocado toast e le uova alla Benedict, il Khachapuri ha qualcosa di più antico e universale: racconta la storia di un popolo, di un mare, di una cucina povera diventata ricca di sapori. È l’ennesima dimostrazione che il pane — in tutte le sue forme — è il linguaggio che ci accomuna tutti.


Varianti del Khachapuri

Oltre al classico Adjaruli con uovo e feta (o sulguni, se vuoi la versione autentica), esistono tante alternative da provare anche a casa, magari per un brunch tematico “dal Caucaso con amore”:

Imeruli Khachapuri: la versione più semplice e diffusa, rotonda, ripiena di formaggio anche all’interno, come una focaccia chiusa.
Megruli Khachapuri: come l’Imeruli, ma con una copertura aggiuntiva di formaggio sulla superficie. Sì, doppio formaggio.
Penovani Khachapuri: una variante sfogliata, più simile a un rustico, perfetta se vuoi un risultato leggero ma croccante.
Lobiani: la versione quaresimale, ripiena di fagioli rossi e spezie.
Mini-Khachapuri da brunch: formato finger food, ideali per buffet e colazioni abbondanti.

Il Khachapuri si presta anche a reinterpretazioni creative: puoi sostituire parte del formaggio con ricotta e spinaci, o usare mozzarella e feta per un risultato mediterraneo. C’è chi aggiunge peperoncino, chi lo arricchisce con erbe fresche o pomodorini.

L’importante è una cosa sola: mantenerne lo spirito. Quel senso di convivialità che lo ha reso celebre in tutto il mondo. Perché il Khachapuri, più che una ricetta, è un gesto: rompere il pane e condividerlo. Proprio come a un brunch ben riuscito.

Khachapuri ricetta pane georgiano
Khachapuri ricetta pane georgiano

Khachapuri ricetta pane georgiano

Khachapuri: la ricetta del pane georgiano con uovo e feta

Tutto sul Khachapuri, il pane georgiano più famoso al mondo: storia, curiosità, varianti regionali e consigli per gustarlo al meglio, anche sulla tua tavola da brunch!
Preparazione 25 minuti
Cottura 15 minuti
Tempo totale 2 ore 15 minuti
Porzioni 4 khachapuri

Accessori

  • Ciotola capiente per impastare
  • cucchiaio di legno o spatola
  • bilancia da cucina
  • Mattarello
  • carta forno
  • Teglia ampia (meglio se da pizza)
  • Pennello da cucina per spennellare il bordo
  • Forno statico o ventilato (preferibilmente statico per una crosta più uniforme)
  • Cucchiaio per rompere e mescolare l’uovo a fine cottura

Ingredienti
  

Ingredienti (per l'impasto):

  • 500 gr di farina “0” oppure Manitoba, oppure metà “00” e metà Manitoba
  • 150 ml acqua tiepida
  • 150 gr yogurt greco
  • 1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1/2 panetto di lievito di birra fresco o mezza bustina del corrispettivo essiccato 

Per il ripieno:

Ingredienti (per il ripieno):

  • 300 gr di feta
  • 300 gr di ricotta o altro formaggio magro va bene anche il kefir!
  • 1 mozzarella ottima anche la burrata
  • 4 uova medie + 1 uovo sbattuto con un cucchiaio d’acqua per spennellare la superficie dei Khachapuri

Istruzioni
 

  • In una scodella metti l’acqua appena tiepida (mai troppo calda!) assieme al lievito sbriciolato e lo zucchero, mescola e fai riposare 10/15 minuti.
  • In un recipiente capiente mescola la farina (setacciata) con il sale.
  • Aggiungi alla farina l’acqua con il lievito e lo yogurt greco.
  • Impasta a mano qualche minuto, quindi aggiungi l’olio e continua a impastare fino a che tutto risulterà ben incordato.
  • Fai riposare l’impasto in una ciotola oliata, coperta con pellicola trasparente e panno umido, per un paio d’ore, fino al raddoppio delle dimensioni.
  • Nel mentre, in un’altra ciotola, unici i formaggi: ricotta, feta sbriciolata, mozzarella a cubetti.
  • Trascorso il tempo di lievitazione, stendi l’impasto su una superficie infarinata e ricava 4 panetti dello stesso peso.
  • Col matterello, stendi ciascun panetto in un disco di circa 25 cm, quindi arrotola le due estremità verso il centro e stringi bene gli angoli (puoi ‘avvitarli’ su loro stessi come per fare un nodo) ottenendo la classica forma a barchetta.
  • Trasferisci ciascun khachapuri su una teglia foderata con carta da forno leggermente unta e spennella i bordi di ciascuno con un uovo sbattuto allungato con un cucchiaio d’acqua.
  • Farcisci i khachapuri col mix di formaggi preparato e cuoci nel forno statico preriscaldato a 200° per 15 minuti, fino a che non si dorano in superficie.
  • Trascorso questo tempo, estraili dal forno, scava delicatamente una fossetta al centro di ciascuno con un cucchiaio e aggiungi all’interno un uovo.
  • Inforna per altri 5 minuti: l’albume deve diventare bianco pur restano piuttosto liquido e il tuorlo deve rimanere a sua volta morbido, non rappreso.
  • Servi caldi i khachapuri, spolverizzandoli di erbette aromatiche (come prezzemolo o aneto), pepe nero o semini a piacere.

Note

Scegli bene il formaggio: il Khachapuri tradizionale usa il sulguni o l’imeruli, difficili da trovare in Italia ma sostituibili con un mix di feta e mozzarella (o scamorza, se vuoi un sapore più rotondo).
Uovo cremoso, non sodo: aggiungilo solo negli ultimi 3–4 minuti di cottura. Deve restare lucido e setoso, mai completamente rappreso.
Non bruciare i bordi: se il forno scalda troppo, copri le estremità con un foglio di alluminio negli ultimi minuti.
Lievitazione lenta = sapore pieno: puoi far riposare l’impasto in frigo tutta la notte e stenderlo la mattina del brunch: sarà più digeribile e aromatico.
Mangialo caldo: il Khachapuri è spettacolare appena sfornato; se lo prepari in anticipo, scaldalo brevemente a 160°C per ridargli vita.
Come conservarlo: avvolgilo in pellicola o alluminio e tienilo in frigo per 2–3 giorni. Puoi anche congelarlo già cotto e riscaldarlo in forno per 10–12 minuti.
Per il brunch: accompagna con insalata fresca, cetrioli, pomodori e una spremuta agrumata o tè nero forte. Il contrasto tra grasso e acidità lo rende perfetto per un brunch bilanciato ma pieno di carattere.
Errore da evitare: non esagerare con il burro sul fondo della “barchetta”: rischi di bagnare l’impasto e perdere croccantezza. Meglio aggiungerlo solo alla fine, sopra il formaggio caldo.
Portata: brunch
Cucina: Georgiana
Keyword: crema di feta, Khachapuri, pancake senza uova
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